Il gioco d’azzardo

Ecco puntuale il nostro avvocato per parlare di un tema molto attuale.

 

Il gioco d’azzardo: un demone anche in Provincia.

Il gioco è oggi in Italia un complesso fenomeno legale che, tuttavia, crea molteplici problemi di natura materiale, psicologica, familiare, economica e sociale, tanto da essere considerato una patologia che determina dipendenza (si veda, al riguardo, il D.P.C.M. 12/1/2017 in tema di livelli essenziali di assistenza socio-sanitaria – c.d. LEA). Alcune cifre relative all’anno 2016 danno la misura della effettiva portata di questo fenomeno definibile alla stregua di un vero e proprio disturbo del comportamento: nella sola Provincia di Belluno, infatti, la raccolta del gioco fisico è stata pari a 225.615.884,58 Euro, la raccolta del gioco telematico è stata, invece, pari a 34.706.032,79 Euro. Dunque, la raccolta totale si è assestata nella mirabolante cifra di 260.321.917,37 Euro, equivalente a ben 1.258,47 Euro pro capite tra tutti cittadini della Provincia Dolomitica. Ancora: nella stessa Provincia di Belluno vi è un locale con gli apparecchi da gioco di cui all’art. 110 T.U.L.P.S. ogni 480 abitanti circa, i giocatori “problematici” sono oltre 2.000 di cui quasi 70 in cura al S.E.R.D. e tali numeri sono, purtroppo, in drammatico aumento.

Alla luce di ciò, appare, pertanto, evidente che le Istituzioni di ogni ordine e grado, la scuola, le varie associazioni di volontariato operanti sul territorio, le forze dell’ordine, le ULSS debbano agire di concerto per arginare tale autentica piaga sociale e questo anche sotto il fondamentale profilo della prevenzione. Non sfugge, d’altro canto, a chi scrive che detto fenomeno vada analizzato e normato nell’ottica di contemperare, in una logica di bilanciamento di interessi, la tutela della salute pubblica (art. 32 Costituzione) e la libertà dell’iniziativa economica privata (art. 41 Costituzione), ritenendo, in realtà, anche sulla scorta di molteplici pronunce dei TAR e del Consiglio di Stato, preminente la salvaguardia della salute delle persone coinvolte e, di riflesso, dei loro familiari. Molteplici le leve da muovere. Tra queste, ad esempio, vi è certamente quella, disciplinata dall’art. 50 del T.U.E.L., di limitare con apposita ordinanza sindacale gli orari di apertura degli esercizi commerciali e degli esercizi aperti al pubblico ove vi sono apparecchi da gioco ovvero quella logistico-preventiva di aumentare le distanze minime delle sale da gioco dalle scuole e dai luoghi abitualmente frequentati dai minori come parchi, oratori ed impianti sportivi.

In ultima analisi, il contrasto alla ludopatia va espresso considerando da un punto di vista di sistema che se è vero che lo Stato guadagna molto dal gioco, è altrettanto vero che lo stesso Stato affronta una spesa ben superiore per quanto riguarda il servizio sanitario nazionale demandato a risolvere i problemi sociali di circa 600.000 giocatori italiani, novelli Aleksej Ivanovic, dannato protagonista, come noto, del romanzo del 1866 “Il Giocatore” di Fedor Dostoevskij.

  • Raffaele Addamiano –

 

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Posted by: diegorizzo on Category: Attualità, Collaborazioni